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Il Propofol, conosciuto soprattutto con il nome commerciale Diprivan, è uno degli anestetici endovenosi più utilizzati al mondo. Lo si trova nelle sale operatorie, nei reparti di terapia intensiva e nelle aree di endoscopia di quasi tutti gli ospedali italiani e svizzeri. Agisce in pochi secondi, induce un sonno profondo e si elimina rapidamente: caratteristiche che lo hanno reso il farmaco di riferimento per l’anestesia generale moderna.
Propofol Diprivan a cosa serve
Il Propofol è un anestetico generale a breve durata d’azione, somministrato per via endovenosa. Le sue principali indicazioni cliniche sono:
- induzione dell’anestesia generale negli interventi chirurgici;
- mantenimento dell’anestesia durante operazioni di breve e media durata;
- sedazione cosciente per procedure diagnostiche e terapeutiche (gastroscopia, colonscopia, broncoscopia, radiologia interventistica);
- sedazione in terapia intensiva per pazienti intubati e ventilati meccanicamente;
- Sedazione pediatrica in casi selezionati, sotto supervisione anestesiologica.
In ogni caso, il farmaco viene utilizzato solo in ambiente protetto, con monitoraggio continuo della respirazione, della pressione, della saturazione e della frequenza cardiaca.
Meccanismo d’azione del Propofol
Il Propofol agisce potenziando l’attività del GABA (acido gamma-aminobutirrico), il principale neurotrasmettitore inibitorio del sistema nervoso centrale. Legandosi ai recettori GABA-A, aumenta l’ingresso di ioni cloro nei neuroni, riducendone drasticamente l’eccitabilità.
Il risultato è una rapida depressione dell’attività cerebrale, con perdita di coscienza entro 30–60 secondi dall’iniezione. Essendo altamente lipofilo, il farmaco raggiunge rapidamente il cervello e si redistribuisce successivamente nei tessuti periferici, motivo per cui il risveglio è altrettanto rapido.
Benefici clinici del Diprivan
Il successo del Propofol in anestesiologia si deve a diversi vantaggi pratici:
- induzione del sonno rapida e prevedibile;
- risveglio veloce e di buona qualità, con poca confusione post-operatoria;
- effetto antiemetico intrinseco (riduce nausea e vomito post-operatori);
- titolazione semplice grazie alla breve emivita;
- adatto sia a induzione singola che a infusione continua;
- Profilo emodinamico gestibile nelle mani di un anestesista.
Per queste ragioni il Diprivan è oggi uno degli anestetici endovenosi più studiati e diffusi al mondo.
Effetti collaterali del Propofol Diprivan
Anche se ben tollerato in ambiente controllato, il Propofol può causare effetti indesiderati:
- depressione respiratoria e apnea transitoria;
- ipotensione, talvolta marcata;
- bradicardia;
- dolore o bruciore nel sito di iniezione;
- movimenti involontari all’induzione;
- ipertrigliceridemia nelle infusioni prolungate (è veicolato in emulsione lipidica);
- sindrome da infusione di propofol (PRIS), rara ma grave, in pazienti critici con infusioni ad alte dosi e prolungate;
- reazioni allergiche (rare).
Tutti questi effetti richiedono monitoraggio strumentale continuo e disponibilità immediata di supporto respiratorio e cardiovascolare.
Controindicazioni del Diprivan
Il Propofol non deve essere somministrato in caso di:
- ipersensibilità nota al propofol o ai componenti dell’emulsione (olio di soia, lecitina d’uovo);
- impossibilità di garantire assistenza anestesiologica e supporto ventilatorio;
- determinati contesti pediatrici per la sedazione prolungata in terapia intensiva;
- Gravi instabilità emodinamiche non compensate (uso con estrema cautela).
La valutazione del rischio spetta sempre all’anestesista.
Dosaggio: schema indicativo
Il dosaggio è strettamente individualizzato in base all’età, al peso, alle condizioni cliniche e al tipo di procedura. A scopo puramente informativo:
- induzione dell’anestesia (adulti): 1,5–2,5 mg/kg endovena, titolando in base alla risposta;
- mantenimento dell’anestesia: infusione continua tra 4 e 12 mg/kg/ora;
- sedazione per procedure: boli ridotti o infusione a basso dosaggio;
- sedazione in terapia intensiva: infusione continua, generalmente non superiore a 4 mg/kg/ora.
Si tratta sempre di dosaggi calcolati e somministrati esclusivamente da personale medico specializzato.
Alternative al Propofol
In anestesia e sedazione esistono diverse alternative, ciascuna con proprie indicazioni:
- Tiopentale sodico – barbiturico per induzione anestetica;
- Etomidate – induttore endovenoso, utile in pazienti emodinamicamente fragili;
- Ketamina – anestetico dissociativo, con effetto analgesico;
- Midazolam – benzodiazepina utilizzata per sedazione e premedicazione;
- Desflurano, Sevoflurano, Isoflurano – anestetici inalatori per il mantenimento;
- Dexmedetomidina – sedativo agonista alfa-2 usato in terapia intensiva.
La scelta dipende dal tipo di intervento, dalla sua durata, dalle condizioni del paziente e dalle preferenze dell’équipe anestesiologica.
Interazioni con altri farmaci
Il Propofol interagisce significativamente con altri farmaci che agiscono sul sistema nervoso centrale e cardiocircolatorio:
- oppioidi (fentanil, remifentanil, morfina) – potenziano la sedazione e la depressione respiratoria;
- benzodiazepine (midazolam, diazepam) – effetto sedativo additivo;
- anestetici inalatori – effetto anestetico cumulativo;
- antipertensivi – maggiore rischio di ipotensione;
- alcol – potenzia gli effetti depressori centrali;
- miorilassanti – impiego coordinato in anestesia bilanciata.
Queste interazioni sono attentamente valutate dall’anestesista nel piano anestesiologico individuale.
Per quanto tempo si può usare il Propofol?
Per l’anestesia chirurgica, il Propofol viene usato per la durata dell’intervento, quindi da pochi minuti a diverse ore. Per la sedazione in terapia intensiva, può essere somministrato in infusione continua per ore o giorni, con monitoraggio stretto dei parametri metabolici, dei trigliceridi e dei segni precoci della sindrome da infusione (PRIS). L’uso prolungato richiede sempre una rivalutazione quotidiana del rapporto rischio/beneficio.
Altri usi (off-label) del Propofol
Oltre alle indicazioni principali, il Propofol trova impiego in alcuni contesti specialistici:
- gestione dello stato epilettico refrattario in terapia intensiva;
- riduzione della pressione intracranica in determinati pazienti neurocritici;
- controllo della nausea e vomito post-operatori resistenti, a basse dosi;
- sedazione in cardioversione elettrica;
- sedazione per ventilazione non invasiva in casi selezionati.
Anche in questi usi, il contesto resta sempre ospedaliero e specialistico.
Indicazioni dietetiche e preparazione
Per le procedure che prevedono Propofol, il paziente deve generalmente:
- rimanere a digiuno da solidi per almeno 6 ore;
- evitare liquidi nelle 2 ore precedenti (salvo diversa indicazione);
- sospendere o modulare alcuni farmaci secondo le indicazioni dell’anestesista;
- comunicare allergie, terapie in corso e patologie pregresse durante la visita pre-anestesiologica.
Queste precauzioni riducono il rischio di inalazione di contenuto gastrico in caso di perdita di coscienza.
Cosa fare se si dimentica una somministrazione?
Il Propofol non è un farmaco da assumere a casa né su base ripetuta dal paziente. Viene somministrato per via endovenosa dal personale sanitario solo nel momento e nel contesto in cui è necessario. Non esiste quindi una “dose dimenticata”: ogni somministrazione è programmata, calcolata e monitorata.
Conservazione e smaltimento delle fiale
Il Diprivan è un’emulsione lipidica bianca, sensibile alla contaminazione microbica. Le linee guida prevedono:
- conservazione a temperatura inferiore a 25 °C, al riparo dalla luce;
- non congelare;
- uso entro tempi molto stretti dopo l’apertura (in genere entro poche ore);
- smaltimento del materiale residuo come rifiuto sanitario, secondo protocolli ospedalieri;
- Non riutilizzo di fiale già aperte.
Queste regole esistono perché l’emulsione lipidica favorisce la crescita batterica una volta esposta all’aria.
Emergenza e sovradosaggio
Un sovradosaggio di Propofol provoca:
- apnea e arresto respiratorio;
- ipotensione grave;
- bradicardia e possibile arresto cardiaco;
- Perdita totale dei riflessi protettivi delle vie aeree.
Per questo motivo il farmaco viene utilizzato solo dove è disponibile:
- intubazione tracheale e ventilazione meccanica;
- supporto emodinamico (liquidi, amine vasoattive);
- Monitoraggio continuo di ECG, pressione, saturazione, capnografia.
Non esiste un antidoto specifico: il trattamento è di supporto.
Qual è il nome commerciale del Propofol in Italia?
In Italia, il Propofol è commercializzato principalmente con il nome Diprivan, oltre a vari generici (Propofol Fresenius, Propofol B. Braun, Propofol Kabi, Propofol Hospira e altri). Tutti contengono lo stesso principio attivo, generalmente a concentrazione di 10 mg/ml (1%) o 20 mg/ml (2%).
Dopo quanto tempo il Propofol fa effetto?
L’effetto del Propofol è quasi immediato: la perdita di coscienza avviene entro 30–60 secondi dalla somministrazione endovenosa. Il picco d’azione si raggiunge in pochi minuti e il farmaco viene continuamente ridistribuito e metabolizzato.
Per quanto tempo il Propofol rimane nell’organismo?
Il Propofol ha un’emivita di distribuzione molto breve (2–8 minuti) e un’emivita di eliminazione di circa 1–3 ore in singola somministrazione. Dopo infusioni prolungate, l’emivita “contestuale” può aumentare. Viene metabolizzato a livello epatico ed eliminato per via urinaria sotto forma di metaboliti inattivi. In genere, entro 24 ore l’eliminazione è pressoché completa.
Riepilogo
Il Propofol (Diprivan) è uno dei pilastri dell’anestesia moderna: rapido, efficace, maneggevole nelle mani giuste. Proprio per la sua potenza e per gli effetti immediati sulla respirazione e sulla circolazione, può essere somministrato esclusivamente da medici anestesisti, in ospedale o in strutture sanitarie attrezzate per il monitoraggio continuo e il supporto delle funzioni vitali.
Conoscerne il meccanismo d’azione e gli usi aiuta i pazienti ad affrontare con maggiore consapevolezza gli interventi chirurgici, le endoscopie e altre procedure in cui questo farmaco rappresenta lo standard di cura.









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